La signora degli specchi

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Dici casa degli specchi e pensi luna park. Poi un giorno arrivi a Kuwait City e ne trovi una che è un'opera d'arte, una vera e propria abitazione-museo tutta da esplorare. E che sorpresa quando la scopri creata da un'italiana, che a 83 anni suonati ancora ti accoglie con un sorriso, una fetta di torta e una tazza di tè prima di guidarti nei meandri del suo palazzo incantato!

Lidia Scagnolari, nata a Rovigo nel 1936, aveva poco più di 20 anni quando andò a studiare a Leicester, in Inghilterra. Sognava di diplomarsi infermiera e trasferirsi in Canada, invece durante un esame all'università incontrò il suo futuro marito, Khalifa Qattan, lo seguì in Kuwait e finì per diventare un'artista. Merito, quest'ultimo punto, di sua figlia Jalila, che un giorno, da bambina, cominciò a scrivere sui muri: «Strofinai per cancellare, ma insieme alla scritta venne via la vernice. Ebbi l'idea di rivestire tutto con pannelli di legno decorati con pezzetti di specchi rotti». Un frammento oggi, uno domani, la casa fu presto rivestita di un mosaico riverberante. L'effetto era così straordinario che quando il legno fu attaccato dalle termiti, Lidia non si perse d'animo: «Tolsi tutti i pannelli e ricominciai da capo, incollando le tessere direttamente sulle pareti». E sui muri esterni, i pavimenti, i soffitti. «è stato un work in progress e in parte lo è ancora: di tanto in tanto aggiungo qualche nuova composizione».

Quanto all'Italia, la signora non ci torna da un pezzo. «Amo il Kuwait e la sua gente, mi sono sentita accolta da subito. Ma sono fiera delle mie origini. Quando Jalila era piccola le raccontavo storie in italiano e lei oggi lo parla meglio di me, che non ricordo più la grammatica e sono più a mio agio con l'inglese», confessa. La ricetta della pasta al forno, invece, non l'ha dimenticata. «Non sono una grande cuoca, ma in famiglia sono felici quando la preparo. Apprezzano molto anche i miei spaghetti alla bolognese». Nostalgia? «Per il pane ferrarese: è più unico che raro». Come biasimarla? Con tutti quei corni, è il preferito anche di Montone.

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A cura di Ram on the run