Italici on the road

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La nuova rubrica di Italica net nasce dall'impegno di Federica (giornalista) e del suo compagno Giorgio (ingegnere) che, in viaggio per il mondo, hanno raccolto diverse storie di italici. Uomini e donne dall'Europa, dall'America Latina e dall'Asia racconteranno i loro sogni, le loro aspirazioni, le loro sconfitte, ma soprattutto i successi che hanno vissuto sotto il segno dell'italicità. 

Mi chiamo Federica, di mestiere faccio la giornalista, per vocazione la viaggiatrice. Avrei bisogno di qualcuno che mi tenesse a bada, che frenasse il mio desiderio di scoprire un Paese nuovo a settimana, invece otto anni fa ho conosciuto Giorgio, ingegnere (atipico) delle telecomunicazioni con la mia stessa propensione (anzi, pure di più), e il suo Montone, fida mascotte di peluche che lo accompagna in ogni trasferta. Da allora ho due compagni di avventure ai quali non rinuncerei mai. Insieme abbiamo sognato mete, studiato itinerari, preso voli, macinato chilometri in moto, dormito in autobus e aeroporti, alberghi sgangherati e resort di lusso, esplorato l'Europa a colpi di weekend mordi-e-fuggi, l'Asia e il Sud America durante sei mesi on the road. Grafomane io, buon fotografo lui, raccogliamo tutto su ramontherun.com e via Instagram (#ram_on_the_run).

Cosa ci facciamo qui, su questo sito, è presto detto: vogliamo raccontare le storie degli italici che abbiamo incontrato qua e là. Tanti, tantissimi, e nei posti più improbabili.

Il primo è stato Luigi. L'abbiamo scovato a Ranohira, nel cuore del Madagascar, nell'ultimo posto al mondo dove avremmo pensato di trovare una pizzeria. E invece...la sua era in un vicolo buio e mal segnalato, ci siamo arrivati solo perché l'ingegnere si era incaponito come suo solito. Mentre mangiavamo una pizza sottilissima e proprio niente male, il buon Luigi ci ha raccontato di essersi trasferito anni prima, di aver imparato l'arte (ché quando stava in Italia mangiava e basta), di essersi sposato con una ragazza del luogo. Era finita lì: noi avevamo continuato il tour, lui la sua vita. Ma qualcosa ci è rimasto nella testa. Quante ne avevamo già incontrate, di persone come lui? Quanti nostri amici avevano fatto la valigia per inventarsi un mestiere all'estero, da Miami al Costa Rica passando per Barcellona, Londra, Sydney, Strasburgo, Berna? Quanti esportano ogni giorno la cultura dello Stivale, quanti stranieri l'apprendono assieme all'arte di cuocere gli spaghetti?

Da allora li cerchiamo in ogni dove, quando partiamo e quando restiamo. Ogni volta li troviamo, ogni volta sentiamo che ne vale la pena. Perché ognuno, nessuno escluso, ha qualcosa da condividere: sogni e progetti, delusioni e punti di vista. Leggere per credere.

 

A cura di Ram on the run