Il Manifesto del Futurismo compie 110 anni

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Il 20 febbraio 1909 “Le Figaro” pubblica in prima pagina il manifesto del Futurismo, steso da Filippo Tommaso Marinetti. Un’esaltazione della modernità, dell’innovazione  tecnologica, della città industriale e della velocità.

Il furore ideologico del Manifesto evoca Nietzsche: frasi brevi, affermazioni perentorie che stupiscono e a volte scandalizzano (“Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”).

Le parole ricorrenti del movimento culturale nato in Italia sono: coraggio, energia, pericolo, audacia, velocità, ribellione (“La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo”).

Sul piano culturale ed artistico l’avanguardia guidata da Marinetti taglia i ponti con il passato, critica aspramente le accademie, le biblioteche e i musei  (“Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile?  Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un’urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione. Noi non vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti futuristi!”).

La bellezza si manifesta nella velocità, nella rivoluzione tecnologica, nella lotta. Il moderno diviene sinonimo di bello: “un’automobile da corsa ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia”. 

Noi canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche, i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta”.

Serata Futurista al teatro Goldoni di Venezia

Per celebrare la ricorrenza, il 19 febbraio 2019, il Teatro Goldoni ha ospitato lo spettacolo che Massimiliano Finazzer Flory ha già portato con successo negli USA, in Giappone e in Israele. Una commistione di teatro, danza, musica, tecnologia e arte (con coreografie di Michela Lucenti e musiche di Stravinsky, Cilea, Sakamoto, Casella, Cowell e  Respighi).

I testi sono tratti dai più importanti Manifesti Futuristi del Marinetti, dalle poesie di Aldo Palazzeschi e dagli scritti di Giovanni Papini. Parole in libertà con la riproduzione delle più celebri opere dei pittori futuristi si intrecciano provocatoriamente con quello che il regista definisce «l’eredità contemporanea del futurismo: internet e i social network“.

Manifesto della cucina futurista

I Futuristi non vogliono ridefinire solo la pittura, la scultura, il teatro, la letteratura, la danza e la musica, ma anche la cucina equiparata alla letteratura e alle arti figurative. Nel 1931 Filippo Tommaso Marinetti pubblica sulla Gazzetta del Popolo di Torino il Manifesto della cucina futurista .

Convinti che nella probabile conflagrazione futura vincerà il popolo più agile, più scattante, noi futuristi dopo avere agilizzato la letteratura mondiale con le parole in libertà e lo stile simultaneo, svuotato il teatro della noia mediante sintesi alogiche a sorpresa e drammi di oggetti inanimati, immensificato la plastica con l'antirealismo, creato lo splendore geometrico architettonico senza decorativismo, la cinematografia e la fotografia astratte, stabiliamo ora il nutrimento adatto ad una vita sempre più aerea e veloce”. Il Manifesto propone di:

  • eliminare la pastasciutta e i condimenti tradizionali
  • utilizzare bocconi cangianti che contengano tanti diversi sapori da gustare in rapida successione
  • inventare nuovi sapori e nuovi cibi utilizzando additivi e conservanti
  • adottare in cucina strumenti tecnologici per tritare, polverizzare, emulsionare
  • riservare alla presentazione del cibo un'attenzione particolare e creare armonia tra cristalleria, vasellame della tavola, sapori e colori delle vivande
  • arricchire il convivio con profumi diversi a ogni portata e con l’ascolto di musica e poesia negli intervalli.

Il pittore futurista Fillìa ha ideato il piatto simbolo della cucina futurista, il Carneplastico (una grande polpetta cilindrica di carne ripiena di verdure disposta verticalmente nel  piatto, sostenuta da un anello di salsiccia che poggia su tre sfere di carne di pollo).