L’impatto socioeconomico della Mozzarella di Bufala Campana Dop

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La mozzarella di bufala campana è un esempio di come qualità e tradizione rappresentino identità, ma anche reddito e occupazione.

Elevati standard di qualità - insieme all’unicità di un prodotto che si identifica con il suo territorio attraverso la localizzazione dell’intero ciclo di produzione, dalla materia prima al prodotto trasformato - sono alla base del successo internazionale della mozzarella.

Una recente ricerca SVIMEZ ha cercato di quantificare il contributo della filiera della mozzarella di bufala certificata all’economia del territorio. L’indagine è stata compiuta su un campione di 62 imprese produttrici sulle 94 totali iscritte al Consorzio di tutela.

Dall’analisi dei bilanci delle imprese della filiera emerge un distretto produttivo con caratteristiche di solidità e redditività paragonabili ad altri settori premium del made in Italy.

In base ai dati del “Consorzio”, in 25 anni, la produzione di “mozzarella di bufala campana DOP” è più che quadruplicata, passando da 115 mila a 494 mila tonnellate, con una crescita media annua del 6%.

Il sistema delle imprese della filiera certificata genera un fatturato diretto di quasi 600 milioni. Gli effetti indotti sull’economia locale sono notevoli: ogni euro di produzione diretta di mozzarella Dop genera un volume di affari (tra acquisto materia prima e beni strumentali a monte e servizi commerciali a valle) di 2,1 euro, a dimostrazione di una filiera di produzione profondamente integrata nel territorio. Ciò determina l’elevato impatto occupazionale complessivo che, considerando tutti gli occupati lungo la filiera, supera le 11 mila unità.

I dati disaggregati a livello regionale indicano che in Campania nel 2017 sono stati prodotti 962 mila quintali di formaggi (che rappresentano il 7,6% della produzione nazionale), di cui ben 871 mila quintali sono a “pasta fresca” (pari al 16,3% del dato nazionale).

La produzione di mozzarella di bufala campana DOP è fortemente concentrata nelle province di Caserta (circa il 63% nel 2018) e Salerno (circa il 30%), con quantità residuali prodotte nel Basso Lazio (5%) e nelle province di Napoli e Foggia (circa l’1% ciascuna).

La filiera della mozzarella di bufala campana DOP è costituita da 1.267 allevatori, cui fanno capo 1.274 allevamenti, per un totale di circa 270 mila capi bufalini. Stiamo parlando di uno delle maggiori realtà industriali del Mezzogiorno e della principale agglomerazione produttiva del settore agroalimentare meridionale.

In base ai dati del Consorzio, nel 2018, le vendite in Italia sono state pari al 67,29% e all’estero al 32,75%. All’estero, i mercati di sbocco principali sono: Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Spagna, Svizzera, con un recente incremento nei Paesi Bassi, nei mercati emergenti dell’Est, come Polonia, Ungheria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ucraina, Romania.